<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323</id><updated>2012-02-24T00:16:45.092-08:00</updated><category term='diritti'/><category term='anticapitalismo'/><category term='Quello che facciamo'/><category term='Collettivo'/><category term='dopo la scuola'/><category term='antirazzismo'/><category term='intervento culturale'/><category term='blog'/><category term='migrazioni'/><title type='text'>Collettivo La Rosa Bianca di Rozzano</title><subtitle type='html'>"Esattamente che cosa morirà e che cosa sussisterà della civiltà attuale? In quali condizioni, in quale senso la storia si svolgerà in seguito? Questi quesiti sono insolubili. Ciò che noi sappiamo sin d’ora è che la vita sarà tanto meno inumana quanto più grande sarà la capacità individuale di pensare e di agire”. Simone Weil -  Via Garofani 21 Casa delle Associazioni 20089 Rozzano, telefono 334 9526228, larosa.bianca@katamail.com.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>La Rosa Bianca</name><uri>https://profiles.google.com/115580661849824366929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-XjekkKewtfQ/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NZ3MdScGlK0/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-1916645753253417547</id><published>2012-02-24T00:05:00.002-08:00</published><updated>2012-02-24T00:16:45.104-08:00</updated><title type='text'>Respingimenti verso la Libia - L’Italia condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;b&gt;La sentenza. Violato l’art. 3della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. 15 mila euro a 22 delle 24 vittime. da &lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17440.html"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Progetto Melting Pot&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;E’ arrivata la condanna. Attesada oltre due anni la Corte Europea per i Diritti dell’uomo si è pronunciata sui&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;respingimenti &lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;messi in atto dall’Italia nei confronti dei migrantiprovenienti dalla Libia in virtù degli accordi stipulati con l’allora dittatoreGheddafi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Di quella Libia rimane poco,anche se i conflitti interni non sono esauriti, così come non è esaurita lafame di accreditamento delle nuove autorità nei confronti dell’Europa, chepotrebbe portare ancora, in futuro, alla stipula di accordi non propriamentefavorevoli ai migranti in rotta verso l’Italia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Anche dell’allora Governoitaliano sembra rimanere poco o nulla ed il segnale che viene dalla CorteEuropa per i Diritti dell’Uomo non è di poco conto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;I respingimenti furono il cavallodi battaglia del governo Berlusconi con a capo del Ministero dell’Interno illeghista Maroni. Sulla "guerra ai barconi", contro la presunta"invasione", si giocò gran parte del consenso del Carroccio. Di quelgoverno non rimangono che le ceneri, anche se le politiche sull’immigrazionemesse in atto allora ancora rappresentano l’attualità a cui sono sottoposti imigranti in Italia (accordo di integrazione, tassa di soggiorno, bossi fini,cie, etc...)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;La vicenda, in ogni caso, nelcorso del 2010, ebbe dei risvolti assolutamente violenti. Nel silenzio quasigenerale, furono messe in atto una serie di operazioni illegittime nel MarMediterraneo che consegnarono alla tortura, alle carceri ed alla morte,centinaia di migranti a cui fu sottratta la possibilità di chiedere laprotezione internazionale, così come previsto delle convenzioni internazionali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;La sentenza pronunciata dallaCEDU riguarda il respingimento di circa 200 persone (tra cui donne e bambini)originarie dalla Somalia e dall’Eritrea avvenuto lo scorso 6 maggio 2009,quando a 35 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali, le autoritàitaliane intercettarono la loro imbarcazione e dopo averle trasferite a bordodi un natante italiano le ricondussero in Libia senza che questi conoscesserola loro destinazione e che potessero proporre domanda di protezione . Di questimigranti, 24 furono rintracciati e portarono la loro storia all’attenzione deltribunale europeo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Nessuna apertura delle frontierein vista. Nessuna riconoscimento del pieno diritto alla fuga. Nessuna spintacontro il controllo dei confini.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;L’Europa con questa sentenzapunisce una pratica illegittima che si poneva esageratamente fuori dal quadronormativo previsto.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;La sentenza rappresentasicuramente un risultato storico, anche se i respingimenti illegittimi nonfiniscono. Vale la pena di ricordare ciò che avviene pressoché quotidianamentenei porti dell’Adriatico dove minori e migranti afghani, Kurdi, Irakeni,vengono respinti nella braccia della Grecia senza poter chiedere protezione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Più interessante è inveceritornare il quadro della realtà dell’asilo in Europa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;A fronte di 1 milione e 393 milarifugiati presenti a livello continentale, solo 50 mila sono presenti inItalia, mentre le domande d’asilo raccolte dal nostro paese per l’anno 2010(anno con la maggir incidenza della politica dei respingimenti) sono statecirca 10 mila contro un totale di circa 240 mila domande per i paesi UE. Ladiminuzione di 10 mila domande d’asilo rispetto all’anno precedente dimostracome la politica dei respingimenti adottata dall’Italia, pur avendo dimezzatole domande presentate nel nostro paese, rappresentasse un interventoassolutamente ingiustificabile rispetto ai numeri europei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;In campo infatti non sembravanoesserci tanto la possibilità o meno di ricacciare i migranti diretti verso lenostre coste (che rappresentano un numero risibile anche se confrontati suidati dell’irregolarità in Italia) quanto piuttosto la necessità di legittimareun modo di agire sul terreno dell’immigrazione fuori da ogni garanzia didiritto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;In ogni caso, secondo le stimedell’Acnur, sono stati circa 1.000 i migranti a cui è stato negato il dirittodi chiedere asilo grazie agli accordi con la Libia (secondo le autoritàitaliane...un paese sicuro).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;In discussione quindi, è benericordarlo, non c’è ovviamente l’istituto del respingimento di per sé, purprevisto nel nostro ordinamento, ma quella particolare pratica messa in attodal governo italiano che prevedeva l’intercettazione delle cosiddette"carrette del mare" fuori dalle nostre acque territoriali ed ilrespingimento delle persone a bordo in Libia senza che questi, così comeprevisto dalla normativa, fossero messi nella condizione di chiedere laprotezione internazionale, in violazione del principio di&amp;nbsp;&lt;i&gt;nonrefoulement&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;In particolare la Corte hapienamente condannato l’Italia per la violazione di 3 principi fondamentali: ildivieto di sottoporre a tortura e trattamenti disumani e degradanti (art. 3CEDU), l’impossibilità di ricorso (art.13 CEDU) e il divieto di espulsioni collettive(art.4 IV Protocollo aggiuntivo CEDU). La Corte quindi per la prima volta haequiparato il respingimento collettivo alla frontiera e in alto mare alleespulsioni collettive nei confronti di chi è già nel territorio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Cosa rimane di quelle politiche quindi?Cosa aspettarsi ora dal nuovo governo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Un provvedimento su tutti, dachiedere con forza con effetto immediato:&amp;nbsp;&lt;b&gt;il rilascio di un permesso disoggiorno umanitario a tutti i richiedenti asilo provenienti dalla Libia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17441.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Sentenza della CEDU del 23 febbraio 2010 (Hirsi vsItalia)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Il documento ufficiale della CEDU&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17149.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Diritto di scelta - Petizione per il rilascio di untitolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;La raccolta firme&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17435.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Respingimenti collettivi di migranti in Libia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;di Fulvio Vassallo Paleologo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17436.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Respingimenti - Strasburgo, l’Italia condannata per irespingimenti verso la Libia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;da Repubblica.it&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17437.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Respingimenti - Immigrazione, Italia condannata per irespingimenti verso la Libia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;da Corriere.it&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17438.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Respingimenti in Libia: Italia condannata dalla CorteEuropea dei Diritti dell’Uomo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Il commento del CIR - Unioneforense diritti dell’Uomo e European Council on Refugees and Exiles&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17439.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Unhcr - Storica sentenza della Corte di Strasburgo suirespingimenti nel Mar Mediterraneo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;il comunicato dell’Unhcr&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;a href="http://www.meltingpot.org/articolo17444.html"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Sentenza della Corte europea sui respingimenti in Libia:una "pietra miliare" per Amnesty International, che torna a chiedereche gli accordi con Tripoli siano basati sui diritti umani&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;il comunicato di AmnestyInternational&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-1916645753253417547?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/1916645753253417547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/02/respingimenti-verso-la-libia-litalia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1916645753253417547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1916645753253417547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/02/respingimenti-verso-la-libia-litalia.html' title='Respingimenti verso la Libia - L’Italia condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-1533281659981897919</id><published>2012-02-02T03:47:00.000-08:00</published><updated>2012-02-02T03:47:56.391-08:00</updated><title type='text'>I sei pilastri della conversione</title><content type='html'>&lt;b style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Guido Viale,il manifesto del 2 febbraio 2012.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Misurarsicon il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma nongoverna. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici)glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare nonhanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la pauradi un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti nél'Europa, ma la finanza internazionale che decide per entrambi. Le misureadottate - "salvaitalia" e "crescitalia" - non avranno alcuneffetto di stabilità, come non lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavorocucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di queidecreti (Pil +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18)ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compaginegovernativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembraplacarsi è perché Monti le ha dato un altro po' di succo da spremere,esattamente come era successo in Grecia, fino a nuovo ordine. D'altronde Draghiha spiegato che lo spread serve proprio a questo: rendere possibile quellaspremitura che il lessico economico-politico chiama "riforme" e"modernizzazione". Ma con un debito di 1900 miliardi e un patto distabilità che pretende di dimezzarlo a nostre spese, gli agguati della finanzacontinueranno a restare alle porte. E finché la finanza internazionale potràcontare su risorse che valgono 10-15 volte più del prodotto lordo del mondo nonc'è governo che ne sia al sicuro; nemmeno erigendo una muraglia cinese contro isuoi assalti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Il confrontocon il governo Monti, con questa Europa e con il potere della finanzainternazionale va quindi condotto su un diverso piano, che è quello della vitae delle condizioni di esistenza della maggioranza della popolazione, deirapporti che ci legano all'ambiente fisico e sociale in cui viviamo, deidiritti inalienabili di cittadinanza che ne discendono in quanto abitanti diquesto pianeta (tutte materie totalmente estranee alla cultura del governo, madimenticate anche da molti dei suoi commentatori e dei suoi critici). Queirapporti rendono indissolubile il nesso tra ambiente ed equità sociale (eintergenerazionale: esisterà, si spera, un mondo anche dopo gli alti e bassidello spread). Se la crisi economico-finanziaria e la crisi ambientalesegnalano, con la loro dimensione globale, l'urgenza di una svolta per tutto ilpianeta, questa non può prescindere, e non può distinguersi, da una radicaleconversione ecologica del modo in cui consumiamo (e quello che consumiamo, allafine, è l'ambiente) e del modo in cui produciamo (e quel che produciamo èsoprattutto diseguaglianza e sofferenze superflue). E siccome la conversioneecologica riguarda in egual misura i nostri atteggiamenti soggettivi versol'ambiente e gli altri esseri umani, e l'organizzazione delle nostre attività"economiche" (che cosa produciamo, come, dove, con che cosa e perchélo produciamo), è un imperativo concreto partire da quello che ciascuno di noipuò fare, o intende fare, qui e ora.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Quello chelega il nostro agire localmente - il nostro "progetto locale" - alpensiero globale che deve informarlo è la sua replicabilità: la possibilità chevenga riprodotto, adattandolo alle diverse situazioni con la dovutaintelligenza del contesto, senza che le realizzazioni degli uni vadano adetrimento di quelle di altri; e sviluppando invece una potenza sinergica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Solo così ilegami che si creano possono costituire la base - a diversi livelli, fino aricoprire con una rete l'intero pianeta - sia di un programma generale, siadella formazione di una cittadinanza attiva (intersettoriale, interconnessa,internazionale, intergenerazionale), sia di organizzazioni che si candidino aesautorare, sostituire o integrare le strutture esistenti: a piccoli passi e amacchia di leopardo, per lo più; a salti improvvisi, a volte; ma sempre piùspesso in contesti conflittuali, e fronteggiando rischi crescenti. Il"soggetto politico" di cui si è discusso - senza dirlo - nel recenteconvegno di Napoli sui beni comuni è parte di questo percorso, i cui pilastrimi sembrano questi:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;1. Laconversione ecologica è un processo di riterritorializzazione, cioè diriavvicinamento fisico ("km0") e organizzativo (riduzionedell'intermediazione affidata solo al mercato) tra produzione e consumo:processo graduale, a macchia di leopardo e, ovviamente, mai integrale. Perquesto un ruolo centrale lo giocano l'impegno, i saperi e soprattutto irapporti diretti della cittadinanza attiva, le sue associazioni, le imprese el'imprenditoria locale effettiva o potenziale e, come punto di agglutinazione,i governi del territorio: cioè i municipi e le loro reti, riqualificati danuove forme di democrazia partecipativa. Le caratteristiche di questatransizione è il passaggio, ovunque tecnicamente possibile, dal gigantismodelle strutture proprie dell'economia fondata sui combustibili fossili alledimensioni ridotte, alla diffusione, alla differenziazione eall'interconnessione degli impianti, delle imprese e degli agglomerati urbanirese possibili dal ricorso alle fonti rinnovabili, all'efficienza energetica, aun'agricoltura e a una gestione delle risorse (e dei rifiuti), dei suoli, delterritorio e della mobilità condivise e sostenibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;2. Peroperare in questa direzione è essenziale che i governi del territorio possanodisporre di "bracci operativi" con cui promuovere i propri obiettivi.Questi "bracci operativi" sono i sevizi pubblici, restituiti, comedisposto dal referendum del 12 giugno, a un controllo congiunto degli enti localie della cittadinanza, cioè sottratti al diktat della privatizzazione. Perquesto le risorse destinate alla conversione ecologica - cioè, tutte quelle nonnecessarie a sostenere i compiti di una supplenza centralizzata, nell'ambito diun approccio fondato su una vera sussidiarietà - dovrebbero essere restituiteagli enti locali e sottoposte ad adeguati controlli, non solo di legalità, masoprattutto ad opera della cittadinanza attiva. Nell'immediato è decisivo chevengano sottratti ai vincoli del patto di stabilità gli investimenti destinatial welfare municipale e alle conversioni produttive. Il debito pregressocontratto dalle amministrazioni locali, o dalle Spa che rientrano nel perimetrodei servizi locali del cui controllo deve riappropriarsi il governo delterritorio, come il debito pubblico dello Stato nazionale dovranno essereridimensionati, in forma contrattata, in misura sufficiente a non essere diostacolo alla conversione produttiva. Le responsabilità di un rifiuto di questanegoziazione ricadono su chi la respinge, ma vanno studiate e predisposte finda ora tutte le misure per attenuarne le conseguenze sulla cittadinanza.D'altronde è impensabile che si possa uscire dal caos in cui il liberismo haprecipitato l'economia del pianeta senza un radicale ridimensionamento dellabolla finanziaria che sovrasta l'economia mondiale. Quali che ne siano leconseguenze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;3. Il terzopilastro è l'arresto del consumo di suolo: le nostre città e tutti i centriabitati, di qualsiasi dimensione, sono già sufficientemente costruiti persoddisfare con le strutture esistenti o con il recupero dei suoli occupati dastrutture inutilizzabili, tutte le esigenze di abitazioni, di attivitàproduttive e commerciali, di socialità e di promozione della cultura e delbenessere di cui una comunità ha bisogno. Se queste strutture e questi suolinon vengono resi disponibili dal vincolo che lega il bene al suo proprietariooccorre procede con una politica di espropri e rivendicare una legislazione chela renda praticabile. Se si vuole combattere la rendita che, come sostengonotutti gli economisti liberisti, abbatte la produttività, ecco un buon punto dacui cominciare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;4. Il suolourbano libero da costruzioni e quello periurbano possono essere valorizzati daun grande progetto di integrazione tra città e campagna, tra agricoltura eagglomerati residenziali. Un'integrazione che è stata il pilastro delle civiltàdi tutto il mondo prima dell'avvento della globalizzazione che ha preteso -grazie al basso costo del trasporto reso possibile dall'abuso dei combustibilifossili - di fare dell'agricoltura di tutto il pianeta il "contado"dei centri urbani, con il degrado progressivo sia degli uni che dell'altra. Lemunicipalità hanno molti strumenti (alcuni a costo zero) per promuovere unariconversione di questo rapporto: orti urbani, disseminazione dei Gas (Gruppidi acquisto solidale), farmer's markets, mense scolastiche e aziendali, marchidi qualità ecologica per la distribuzione, gestione dei mercati ortofrutticoli:quanto basterebbe per cambiare l'assetto dell'agricoltura periurbana e perri-orientare l'alimentazione della cittadinanza con filiere corte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;5. Lamobilità sostenibile (attraverso l'integrazione intermodale tra trasporto dilinea e mobilità flessibile: car-pooling, car-sharing, trasporto a domanda ecity-logistic per le merci) e la riconversione energetica (attraverso ladiffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e la promozionedell'efficienza nelle abitazioni, nelle imprese e nei servizi) costituisconogli ambiti fondamentali per sostenere le imprese e l'occupazione in molte dellefabbriche oggi condannate alla chiusura. La riterritorializzazione delleattività in funzione della domanda creata dalla conversione ecologica è unavera politica industriale che può salvaguardare e promuovere occupazione,know-how e potenzialità produttive in settori quali la fabbricazione di mezzidi trasporto, di impianti energetici, di materiali per l'ediliziaecosostenibile, di macchinari e apparecchiature a basso consumo. Crea domandavera perché risponde alle necessità degli abitanti di un territorio, marichiede condivisione e può essere sostenuta solo attraverso rapporti direttitra produttori ed enti locali. (ha fatto qualcosa di analogo la Volkswagenproducendo impianti di microcogenerazione piazzati direttamente in case e impreseattraverso un accordo con una società di distribuzione dell'energia. Lo possonofare i comuni italiani senza alcuna violazione delle norme sulla concorrenza).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;6. Laconversione ecologica è innanzitutto una rivoluzione culturale che ha bisognodi processi di elaborazione pubblici e condivisi e di sedi dove svilupparli. Lacultura non può essere solo un passaporto per l'accesso al lavoro o uno sfogodopolavoristico. Può e deve tornare a essere l'ambito di una riflessione sulsenso della propria esistenza, della convivenza civile, della riconquista di unrapporto sostenibile con l'ambiente: tutte condizioni indispensabili di unaadesione convinta alla conversione ecologica. Questa riflessione ha bisogno disedi, di strumenti, di promotori, di risorse: nelle scuole e nell'università,nell'educazione permanente, nelle istituzioni della ricerca, nel tessutourbano, nei mezzi di informazione, sulla rete.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-1533281659981897919?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/1533281659981897919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/02/i-sei-pilastri-della-conversione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1533281659981897919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1533281659981897919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/02/i-sei-pilastri-della-conversione.html' title='I sei pilastri della conversione'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-3195774726041347438</id><published>2012-01-23T03:17:00.000-08:00</published><updated>2012-01-23T03:17:24.393-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antirazzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='migrazioni'/><title type='text'>I senza nome</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Sono stati iprotagonisti della rivoluzione tunisina, sono partiti in cerca di dignità. Poiin centinaia sono spariti nel nulla del Mediterraneo. Ora i familiari non sonopiù soli: è nata la campagna «&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;&lt;a href="http://leventicinqueundici.noblogs.org/?page_id=354"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;Da una sponda all'altra: vite che contano&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;».&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Annamaria Rivera,il manifesto del 21.01.2012.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Provate a immedesimarviin quelle madri e sorelle, in quei padri, fratelli, zii che da mesi non hannopiù notizie del loro congiunto, partito un certo giorno da qualche portotunisino verso le coste italiane. Provate a immaginare: è uno di quei giovanicoraggiosi che hanno partecipato alla Rivoluzione del 14 gennaio, magari haancora sul corpo le tracce degli scontri con la polizia, le cicatrici di colpisparati dai cecchini nei giorni della rivolta che ha rovesciato il regime. Èpartito dopo la fuga del dittatore perché per lui, come per gli altri insorti,la rivoluzione per il pane, la dignità e l'uguaglianza era anche per lalibertà: anzitutto libertà di movimento e di circolazione, come per tutti igiovani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Si èimbarcato insieme ad altri su un vecchio peschereccio rabberciato perché non nepoteva più di disoccupazione, lavoretti precari e umilianti, vita miserabile inun certo quartiere popolare della Grande Tunisi. Oppure in una borgata dalleparti di Thala, Kasserine, Sidi Bouzid o Gafsa, ossia il cuore della Tunisiapiù povera, emarginata, combattiva, giusto quella in cui si è accesa lascintilla che ha poi incendiato la prateria. Forse non sopportava più d'essereun peso per la sua famiglia, lui che avrebbe dovuto mantenerla. Forse gli eradivenuto intollerabile non poter dare un futuro a se stesso e al legame con laragazza che amava. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;«Coloro chebruciano»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;È salito suquel peschereccio malconcio perché non tollerava più d'essere ancoraconsiderato un niente, lui che insieme ai suoi compagni aveva sfidato le miliziearmate del regime. Si è imbarcato, consapevole dei rischi, perché ha pensatoche perdere la vita in mare è comunque meno peggio che essere costretto a farsitorcia umana per poter gridare pubblicamente la propria disperazione e farlafinita con un'esistenza senza nome e senza senso. È uno di quegli harragas(«coloro che bruciano») che preferiscono bruciare carte d'identità e frontierepiuttosto che auto-immolarsi col fuoco. Cosa che continuano a fare in tanti,soprattutto giovani laureati-disoccupati: torce umane si accendono quasi ognigiorno, in Marocco, in Algeria, perfino nella Tunisia post-rivoluzione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Di sicuro hapensato che la durata di una vera rivoluzione è ben più lunga del tempo dellagiovinezza e dell'urgenza di bisogni esistenziali. Probabilmente ha intuito cheMohamed Bouazizi, mentre diventava l'Eroe-Martire, l'icona della rivoluzioneesibita ovunque, perfino sulle copertine di riviste patinate, era già statotradito dagli usurpatori della rivolta popolare. Coloro che, andando al potere,avrebbero presto dimenticato le ragioni per cui Bouazizi si era immolato, cioèle sue stesse ragioni: giustizia economica e uguaglianza sociale. Forse lo haintuito confusamente, ma non ha sbagliato. Non è lui, il nostro harraga, iltraditore della rivoluzione, come cianciano troppi benpensanti tunisini - se netrovano nelle nuove istituzioni e nei partiti, anche di sinistra - intossicatidalla propaganda del vecchio regime. Il quale aveva seminato disprezzo per i«clandestini», promulgato leggi ingiuste per reprimerli, realizzato infamiaccordi bilaterali per compiacere i partner politici dell'altra sponda incambio di protezione, sostegno e vantaggi economici. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Tra lager eabissi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Chissà se ilnostro harraga è vivo o morto. Chissà se è sepolto in qualche lager di Statoitaliano o negli abissi del Mediterraneo. Ora moltiplicate il suo casoipotetico per cinquecento, forse addirittura per mille, e vi renderete contodelle dimensioni della tragedia. Provate a figurarvi la disperazione di qualchemigliaio di parenti dei dispersi, che reclamano, finora senza esiti rilevanti,l'attenzione delle autorità tunisine e italiane. Se ancora non siete riusciti apartecipare e a commuovervi, guardate questo video: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ghdhH4Luaxs&amp;amp;context=C30943b1ADOEgsToPDskIq0r3d81-FS9J4do7y3mpU"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=ghdhH4Luaxs&amp;amp;context=C30943b1ADOEgsToPDskIq0r3d81-FS9J4do7y3mpU&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Se avetefatto finora quest'esercizio di empatia, vi consolerà sapere che i familiaridei dispersi non sono più soli, per fortuna. Alcune associazioni italiane etunisine si sono coordinate e hanno realizzato iniziative comuni: appelli,sit-in e proteste in Tunisia e in Italia. Così ha preso slancio la campagna «Dauna sponda all'altra: vite che contano».&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il muro diomertà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;E l'appello«Immagini, tu?» (&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;&lt;a href="http://www.storiemigranti.org/spip.php?article995"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;http://www.storiemigranti.org/spip.php?article995&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;),promosso da un gruppo di donne tunisine e italiane, è riuscito a raccoglierefinora almeno 1300 firme. Grazie a tutto questo, il muro di omertà oindifferenza va incrinandosi. E anche i media italiani mainstream iniziano ainteressarsi alla vicenda dei migranti tunisini dispersi e delle loro famiglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Non abbiamonotizie, invece, di sussulti rilevanti da parte del governo di transizionetunisino. Né finora ha reagito con atti tangibili il governo italiano, quellodella discontinuità con Berlusconi-Maroni. Ai due ministri degli interni edegli esteri è stata inviata una lettera (&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;&lt;a href="http://leventicinqueundici.noblogs.org/?p=520"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;http://leventicinqueundici.noblogs.org/?p=520&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;)in cui si ripropone l'istanza che i familiari dei dispersi continuano arivolgere alle istituzioni del loro paese e a quelle italiane: che siistituisca una commissione d'indagine, che si mettano a confronto le improntedigitali conservate nei data-base dei due paesi, così da avere qualche certezzasulla sorte dei loro cari. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Cambria&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Affinché aognuno di loro, vivo o morto che sia, venga restituita la sua biografiasingolare. Singolare come è e come sempre è stata per chi li ama. Singolarecome fu anche pubblicamente allorché si rivoltarono per non essere più quantitàdi vite senza nome e senza senso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-3195774726041347438?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/3195774726041347438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/i-senza-nome.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3195774726041347438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3195774726041347438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/i-senza-nome.html' title='I senza nome'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-1253352751743394891</id><published>2012-01-16T02:40:00.001-08:00</published><updated>2012-01-16T02:41:02.998-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anticapitalismo'/><title type='text'>Negozi sempre aperti, l'ultima frontiera del capitale</title><content type='html'>&lt;b style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;Di PieroBevilacqua, il manifesto del 15.01.2012&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;“ScrivevaMarx che nella società capitalistica i paesi industrialmente più avanzatiindicano agli altri il proprio avvenire. Chi è più avanti nello sviluppoanticipa trasformazioni e fenomeni che anche gli altri, più indietro nelprocesso di modernizzazione capitalistica, conosceranno qualche decennio piùtardi”. Questa analisi-profezia, che ha resistito gagliardamente alla prova deltempo, sembrava essersi appannata nella seconda metà del XX secolo, quando uncapitalismo incarnato e imbrigliato nelle culture e nelle istituzioni nazionalisembrava dare a ciascun paese un proprio Sonderveg , come dicono i tedeschi, unproprio originale sentiero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;I paesieuropei, ad esempio, col loro solido welfare , si distinguevano dagli Usa esembravano capaci di contenere e filtrare i fenomeni più dirompenti che in quelpaese facevano da avanguardia. Ma questo scarto è durato poco e, sotto la furiadel pensiero unico - che nell'ultimo trentennio ha visto capitolare moltiantichi presidi nazionali di costume e di cultura - lo sguardo anticipatore diMarx ha acquistato un nuovo e lucente smalto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Oggi abbiamola possibilità di osservare sul nascere, e per così dire in vitro , come siafferma e diventa generale tale tendenza, chi sono i soggetti che lapromuovono, quali motivazioni la sostengono. La proposta del governo italianoin carica di prolungare l'orario di lavoro dei negozi è, a dispetto delleapparenze, un sontuoso cavallo di Troia che nasconde nella pancia alcunifenomeni già all'opera nelle "società più avanzate". Sembra unasemplice iniziativa volta a facilitare gli acquisti dei cittadini-consumatori enaturalmente cova la speranza di innalzare il ritmo dei consumi. Ma essacontiene molto altro, costituisce il tassello di un processo, in atto da tempo,di distruzione di un modello di civiltà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Si fa prestoa scoprirlo. È sufficiente andare a vedere che cosa è accaduto là dove gliorari dei negozi sono stati deregolamentati per tempo. Negli Usa, che sono oggiil punto più avanzato dello sviluppo, è possibile scoprire la trappola in cuisono caduti i cittadini americani, trascinati da decenni in una bollaconsumistica che alla fine è esplosa con immenso fragore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;I fondatoridel gruppo Take Back Your Time, riprenditi il tuo tempo, hanno compreso, edenunciano da anni, che &lt;b&gt;&lt;u&gt;la spintaall'iperconsumo cui sono stati spinti i cittadini americani è stato unsurrogato della riduzione dell'orario di lavoro&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;. I guadagni diproduttività oraria realizzati nell'industria e nei servizi Usa non sono statiutilizzati, come era accaduto sino ad allora, per accrescere il tempo libero.Qui si è interrotto un antico percorso delle società industriali contemporanee.Gli incrementi produttivi sono stati monetizzati, tradotti in salario, grazieall'esca lucente di consumi sempre più abbondanti. Dove non bastava il salario,naturalmente, il credito bancario veniva amorevolmente in aiuto dei bisognosidi acquisto. Il risultato, dopo oltre un trentennio di questa gioiosamodernità, è che i lavoratori americani si sono trovati a lavorare in media 50ore alla settimana e 350 ore annue in più dei loro equivalenti europei. Non c'èdi che stupirsi. &lt;b&gt;&lt;u&gt;Come si fa arinunciare ai sontuosi beni offerti da una smisurata macchina produttiva, aprezzi sempre più economici, resi sempre più indispensabili da una pubblicitàsenza quartiere? Come si fa rinunciare, se bastano un paio d'ore distraordinario al giorno per avere i dollari necessari a comprare l'ultimaconsolle, la macchina nuova, una pelliccia da sogno? Negli Usa laderegolamentazione degli orari dei negozi ha accompagnato in parallelol'aumento della giornata lavorativa e la cosa non stupisce. Questo è il modelloche il capitale va imponendo: una giornata completamente occupata dal lavoro,che impone l'utilizzo di tempo supplementare, oltre l'orario diurno, persvolgere il proprio compito di consumatore&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Isupermercati e i negozi aperti anche di notte, di domenica, nei giorni festividevono offrire la possibilità di consumare anche a chi non possiede più tempoper se stesso. Certo, il tempo speso nelle compere serali o festive è sottrattoalle relazioni sociali, alla famiglia, al dialogo fra persone, allapartecipazione alla vita civile. Ma un pover'uomo o una povera donna, chelavora dalla mattina alla sera, ha bisogno di un risarcimento, ha una necessitàvitale di dare sfogo al proprio desidero di acquisto, di soddisfare il proprioethos infantile - come lo chiama Benjamin Barber nel suo Consumati - vagandotra le meraviglie merceologiche di un centro commerciale e portarsi a casaqualcosa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Ecco ilgrande successo conseguito dal capitalismo, quello a cui aspira di trascinarcila grande maggioranza degli economisti, sempre dietro qualche riforma daproporci. In questo modo si è completato il circuito di assoggettamentototalitario dell'individuo al processo di valorizzazione del capitale, chechiede sempre più tempo per la produzione e per i servizi, e ora sempre piùtempo per i consumi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;L'uomo a unadimensione è bello e fatto. Nel punto più alto dello sviluppo, al culmine dellamodernità, gli uomini sono ridotti alla loro funzione primordiale: produrre econsumare, consumare e produrre. In tale ottica, la notte, naturalmente,costituisce una fase parassitaria nella vita delle società avanzate, durante laquale il Pil scende rovinosamente. Ce ne rendiamo conto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Per fortunai turni lavorativi riescono a mantenere attiva la produzione in tanti settori eil commercio notturno può educare ad avere una idea meno pigra di questa fasedella giornata in cui il sole conserva la cattiva abitudine di illuminarel'altra faccia della Terra. Questa cultura della deregolamentazione, che hascatenato le furie dei poteri finanziari, frantumato il potere sindacale eprecarizzato il lavoro, demonizzato tutto ciò che era pubblico e fattotrionfare anche l'abiezione, purché fosse privata, freme tuttora come unanimale ferito per azzannare qualcosa che ancora resiste indenne. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Ora tocca alcommercio, anche in Italia. E mi chiedo e chiedo che cosa pensa al riguardo laChiesa, che cosa ne pensano i cattolici, anche quei tanti che stanno nell'attualegoverno. Negozi aperti anche di domenica, il giorno del Signore? Perché laproposta recente rientra in quella tendenza del capitale che già abbiamo vistoall'opera, e che non vuole fermarsi. In Italia si manifesta, ad esempio, nellasorda pressione, più volte espressa da Confindustria, di ridurre le festecomandate, che frenano l'ascesa altrimenti trionfante del nostro Pil. Se fosseper tanti imprenditori, ma anche per tanti economisti che scrivono suigiornali, l'intero calendario gregoriano dovrebbe essere reso più"flessibile", occorrerebbe togliere ogni residua solennità ai santiancora festeggiati, rendere laicamente lavorativi tutti i giorni dell'anno,perché siano trascinati nella macchina insonne della crescita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;&amp;nbsp;Per nostra fortuna i sindacati, anche quellidi categoria, hanno alzato gli scudi contro la proposta e meritoriamente molticittadini hanno manifestato la loro contrarietà. Esempio di civismo, maturità,spirito di una civiltà che ancora resiste e dovrebbe fare arrossire tantizelanti riformatori che ci assordano quotidianamente. È tutta da verificare,infatti, l'economicità anche per i grandi supemercati e per i centricommerciali, a tenere le luci accese sino a mezzanotte o oltre. Ma, ricordiamo,se tale vantaggio dovesse verificarsi, non è evidente che una simile novitàmetterebbe in grave difficoltà i piccoli negozi di zona, accentuerebbe la crisiin cui versano, ne costringerebbe molti a chiudere favorendo il processo didesertificazione dei quartieri? E nessuno pensa a quanta economia è nascosta,quanto benessere collettivo, in un quartiere vitale, ben servito da piccoliesercenti, che limita gli spostamenti dei cittadini su lunga distanza,favorisce le mutue relazioni quotidiane, accresce la sicurezza senza bisogno dicostose vigilanze e repressioni sicuritarie? Questa è una dinamica socialeormai ben nota, ma tanti economisti, e soprattutto gli uomini che si trovano divolta in volta a governare, se ne dimenticano facilmente, pur di lanciare iprodotti del loro marketing politico. Degli esiti sociali di lungo periododelle cosiddette riforme nessuno si cura, pur di vendere al pubblico un qualchekit , un dispositivo economico che promette di imprimere dinamismo al sistema.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Èl'analfabetismo politico della nostra epoca, lo conosciamo da tempo, e nonpossiamo far altro che additarlo nel suo quotidiano squallore. Ma la propostadi regolamentare gli orari degli esercizi commerciali ha un valoreparadigmatico molto più ampio e generale di quanto fin qui detto. Perché essa,sotto l'aria di voler rilanciare i consumi in una fase di crisi in cuieffettivamente la ripresa della domanda svolgerebbe un ruolo equilibratore, &lt;u&gt;instillanell'immaginario pubblico il veleno del consumismo illimitato, ci mostral'avvenire di una crescita continua e senza confine dell'acquisto di merci eservizi.&lt;/u&gt; &lt;u&gt;Mentre la popolazione mondiale continua a crescere, centinaiadi milioni di nuovi ricchi approdano ogni anno ai nostri stessi standard diconsumo, i cicli di rigenerazione delle risorse della Terra si vanno arrestandoper eccesso di sfruttamento, nella piccola Italia, facciamo la nostra partesimbolica.&lt;/u&gt; Mostriamo che si può comprare senza limiti di tempo, giorno enotte. Chiedersi quel che succede alle limitate risorse del nostro pianeta ènaturalmente una preoccupazione stonata e fuori posto. I problemi son ben altrie del resto, in questo momento, siamo in emergenza. Come è noto da decenni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;&lt;a href="http://www.amigi.org/"&gt;www.amigi.org&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-1253352751743394891?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/1253352751743394891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/negozi-sempre-aperti-lultima-frontiera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1253352751743394891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1253352751743394891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/negozi-sempre-aperti-lultima-frontiera.html' title='Negozi sempre aperti, l&apos;ultima frontiera del capitale'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-3222717704765321434</id><published>2012-01-16T01:46:00.001-08:00</published><updated>2012-01-16T01:47:32.416-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antirazzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='migrazioni'/><title type='text'>Via dall’Europa</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In moltipaesi europei colpiti dalla crisi il numero di emigrati è più alto di quellodegli immigrati; i brasiliani, intanto, ritornano in massa in patria.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;span style="color: #c00000;"&gt;&lt;a href="http://www.ilpost.it/2012/01/15/emigrazione-europa/"&gt;Fonte il POST&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #c00000; font-family: Cambria, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;La crisieconomica che colpisce l’Europa ha pesanti conseguenze sul versantedemografico. Per la prima volta da decenni, alcuni paesi europei stannosperimentando un saldo migratorio negativo o pesanti diminuzioni della lorocapacità di attrarre lavoratori stranieri. Alcuni paesi in via di sviluppo, alcontrario, stanno vedendo un ritorno massiccio dei loro emigrati in Europa, acui si aggiungono decine di migliaia di lavoratori qualificati europei checercano nuove opportunità nelle economie più in crescita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Iltrasferimento di lavoratori qualificati fuori dall’Europa è un altro costodella crisi che rischia di essere molto pesante e di incidere sulle capacità diripresa future, dato che i giovani in possesso di un titolo di studio (la granparte degli emigranti europei) sono il capitale umano necessario anche allaripresa economica e all’innovazione. Uno dei paesi in cui il cambiamento èstato più veloce e rapido è stata la Spagna, che fino al 2008 ha sperimentatouna forte crescita economica e che oggi invece è il paese con il più alto tassodi disoccupazione in Europa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Secondol’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (Instituto Nacional de Estadística,INE), nel 2011 il numero di persone emigrate dalla Spagna ha superato quellodelle persone immigrate, di oltre 55.000 unità solo tra gennaio e settembre. Èla prima volta che accade dal 1990, e il dato è tanto più significativo se sitiene conto del fatto che nel 2007, prima della crisi immobiliare, il numerodegli immigrati superava quello degli emigrati di circa 700.000 unità, e laSpagna era la prima meta di immigrazione in Europa. La crisi è stata improvvisae ha colpito duramente: il settore delle costruzioni ha perso l’80 per centodei suoi addetti e centinaia di migliaia di unità abitative sono rimasteinvendute.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Anche se connumeri meno drammatici, il fenomeno interessa anche l’Italia: secondo i datidella fondazione ISMU, nel corso del 2010 la popolazione immigrata italiana èscesa di un brusco 86 per cento rispetto all’anno precedente, un dato che leanalisi riconducono molto più alla situazione economica del nostro paese chealla politica di respingimenti e limitazione degli ingressi del governoBerlusconi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Il saldomigratorio è negativo in Spagna, Portogallo, Irlanda, Slovenia e Cipro, spiegail Wall Street Journal, che dedica un lungo articolo al fenomeno. Circa 37.000spagnoli sono emigrati nel 2010, e il 60 per cento di loro è andato fuoridall’Unione Europea. Il Portogallo ha numeri ancora più alti: almeno 100.000persone sono emigrate nel 2011, quasi l’1 per cento della popolazione. Glispagnoli si trasferiscono principalmente in America Latina, visti gli altitassi di crescita del Brasile o del Perù, mentre tra il 2003 e oggi l’Angola,ex colonia portoghese in Africa e paese in rapida crescita, ha attratto circa70.000 portoghesi (lo stesso primo ministro del Portogallo ha invitato gliinsegnanti disoccupati a un periodo di lavoro all’estero).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria, serif;"&gt;Il Brasile,scrive il Wall Street Journal, sta fornendo molte opportunità agli emigratieuropei, mentre i suoi emigrati ritornano in massa in patria. Secondo ilgoverno, quasi metà dei brasiliani che vivevano all’estero sono tornati inpatria: nel 2007 vivevano fuori dal Brasile più di 3 milioni di persone, mentreoggi sono meno di 2 milioni. E le opportunità sono particolarmente numerose peri lavoratori qualificati, architetti o ingegneri: il programma diinfrastrutture del governo prevede di investire 500 miliardi di dollari neiprossimi tre anni, mentre il paese avrà bisogno entro il 2020 del doppio degliingegneri che possiede ora. Da gennaio 2010 a giugno 2011 i portoghesi inBrasile con un visto di lavoro sono aumentati di 52.000 unità, una piccolaparte del milione e mezzo circa di residenti stranieri che abitano oggi nelpaese per motivi di lavoro.&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-3222717704765321434?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/3222717704765321434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/via-dalleuropa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3222717704765321434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3222717704765321434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2012/01/via-dalleuropa.html' title='Via dall’Europa'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-1265785004601518107</id><published>2011-12-23T06:35:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T06:37:11.498-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anticapitalismo'/><title type='text'>BUON 2012</title><content type='html'>Ci impegniamo, noi e non gli altri,&lt;br /&gt;unicamente noi e non gli altri,&lt;br /&gt;né chi sta in alto, né chi sta in basso,&lt;br /&gt;né chi crede, né chi non crede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci impegniamo:&lt;br /&gt;senza pretendere&lt;br /&gt;che gli altri si impegnino per noi,&lt;br /&gt;senza giudicare chi non si impegna,&lt;br /&gt;senza accusare chi non si impegna,&lt;br /&gt;senza condannare chi non si impegna,&lt;br /&gt;senza cercare perché non si impegna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualche cosa sentiamo di "potere"&lt;br /&gt;e lo vogliamo fermamente&lt;br /&gt;è su di noi, soltanto su di noi.&lt;br /&gt;Il mondo si muove se noi ci muoviamo,&lt;br /&gt;si muta se noi ci facciamo nuovi,&lt;br /&gt;ma imbarbarisce se scateniamo la belva&lt;br /&gt;che c'è in ognuno di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci impegniamo:&lt;br /&gt;per trovare un senso alla vita,&lt;br /&gt;a questa vita una ragione&lt;br /&gt;che non sia una delle tante ragioni&lt;br /&gt;che bene conosciamo&lt;br /&gt;e che non ci prendono il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci impegniamo non per riordinare il mondo,&lt;br /&gt;non per rifarlo, ma per amarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bertolt Brecht&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-1265785004601518107?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/1265785004601518107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/buon-2012.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1265785004601518107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1265785004601518107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/buon-2012.html' title='BUON 2012'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-5378314184650075452</id><published>2011-12-19T01:41:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T01:42:20.557-08:00</updated><title type='text'>Lotte di classe nel default</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Andrea Fumagalli, pubblicato da il manifesto&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Salari, servizi e diritti sociali. Sono le vittime sacrificali del pareggio di bilancio. Un sentiero di letture a partire dal volume di François Chesnais «Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza» L'insolvenza individuale come consapevole atto di critica e di contrasto al biopotere dei mercati finanziari&lt;br /&gt;La crisi dei debiti sovrani europei ha portato alla ribalta termini che sino a poco tempo erano conosciuti solo agli addetti ai lavori. Tra questi, default e insolvenza sono diventate parole assai comuni anche all'interno dei movimenti sociali che hanno dato vita alle grandi manifestazioni del 15 ottobre scorso. È quindi con perfetto tempismo che DeriveApprodi pubblica la traduzione del libro di François Chesnais Le dettes illégitimes (uscito in Francia nell'estate 2011) con l'accattivante titolo: &lt;a href="http://www.deriveapprodi.org/2011/11/diritto-allinsolvenza/"&gt;Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza&lt;/a&gt; (pp. 160, euro 10).&lt;br /&gt;Il pamphlet di Chesnais permette di fare chiarezza sull'uso, spesso distorto, del termine insolvenza. Tale termine può essere riferito a due contesti molto diversi tra loro: quello micro e quello macroeconomico. A livello micro, l'insolvenza è una pratica illegale che viene solitamente agita in momenti di bisogno quando il flusso di reddito percepito non consente di far fronte agli impegni di pagamento per le spese correnti (mutuo o affitto, bollette, ecc.). Non si tratta di una novità. La differenza è che oggi, in un contesto di individualizzazione (del lavoro e della proprietà), a fronte dello smantellamento del pubblico, la pratica dell'insolvenza dovrebbe essere estesa a tutto il sistema economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La logica avvelenata della finanza&lt;br /&gt;Nel secondo numero dei «Quaderni di San Precario» (&lt;a href="http://quaderni.sanprecario.info/"&gt;http://quaderni.sanprecario.info&lt;/a&gt;), viene provocatoriamente sostenuto che il diritto fallimentare, in Italia pensato solo per le imprese, possa essere esteso anche agli individui precari. Non è altro che il riconoscimento di un fondamento del capitalismo, ovvero, come scrive Maurizio Lazzarato nel suo ultimo saggio (La Fabrique de l'homme endetté, Editions Amsterdam, Paris), che «a fondamento della relazione sociale, non c'è la uguaglianza (dello scambio), ma l'asimmetria del debito/credito, che precede, storicamente e teoricamente, quella della produzione e del lavoro salariato». In altre parole, l'uomo nel capitalismo è «strutturalmente» indebitato, perché solo dall'indebitamento nascono l'accumulazione e il plusvalore. La differenza, nel capitalismo proprietario contemporaneo (dove il precario deve diventare impresa individuale), è che siamo tutti indebitati. Una condizione, dunque, che va ben al di là dei bilanci in rosso delle imprese e dello Stato. Da questo punto di vista, esercitare il diritto all'insolvenza è una forma di contropotere che interviene (quando organizzata collettivamente e coscientemente) nell'ambito del rapporto di sfruttamento, puntando aa una riappropriazione, seppur indiretta, di salario e reddito. L'insolvenza individuale potrebbe così minare il «biopotere» dei mercati finanziari e cogliere il significato vero della finanziarizzazione: quello di comandare il rapporto capitale-lavoro.&lt;br /&gt;Diverso è invece il contesto macroeconomico, dove di insolvenza non si parla. Si parla piuttosto di default, ovvero di (possibile) fallimento dello Stato. È necessario specificare questo punto per evitare che sorgano equivoci: una dichiarazione di fallimento, ovvero la decisione politica di non pagare parte del debito o degli interessi sul debito, implica la sua rinegoziazione e non il suo «mancato pagamento» (come avviene per il privato). Tanto è vero che i vari esempi che spesso sono citati come casi di «insolvenza» (Argentina, Equador, Islanda), in realtà non hanno portato al non pagamento del debito, ma ad una sua ristrutturazione e/o congelamento, magari a condizioni più favorevoli. Non è un caso che Chesnais nel libro in questione non citi mai il termine «insolvenza».&lt;br /&gt;Il testo di Chesnais è costruito su tre capitoli con una breve conclusione. Il primo si sofferma sul ruolo sempre più pervasivo dei mercati finanziari, a partire dall'analisi teorica fornita da Marx e Keynes. Tra finanza e speculazione il nesso è inscindibile e solo «nel XX secolo il potere della finanza ha conosciuto una parentesi», in particolare tra la crisi del '29 e il crollo del sistema di Bretton Woods nel 1971. Con lo sviluppo dei fondi pensione e i prodotti derivati si assiste a un'inversione di tendenza che ha portato l'attività speculativa «globalizzata» a essere uno dei perni dell'accumulazione di capitale. La crisi dei subprime del 2008 e la recente crisi del debito europeo ne sono la conseguenza. Si tratta quindi, secondo l'autore, di una crisi endogena del sistema economico, generata dalla stessa logica finanziaria.&lt;br /&gt;Il secondo capitolo si sofferma sulla dinamica dei debiti pubblici, con particolare riferimento a quello francese. Si indaga in particolare il nesso stato-banche. La tesi (condivisibile) è che una buona parte di responsabilità dell'incremento del rapporto deficit-Pil in Francia e in altri paesi europei, sia dovuta all'intervento pubblico a favore del sistema del credito, in seguito ai rischi di fallimento di molti operatori finanziari. Si tratta di interventi a «fondo perduto», che non hanno effetti moltiplicatori come il tradizionale deficit-spending keynesiano. Inoltre, l'imposizione di politiche d'austerity pro-cicliche ha l'effetto di peggiorare tale rapporto, perché se, da un lato possono migliorare il bilancio statale, dall'altro causano pesanti effetti recessivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Schiacciati dalle armi&lt;br /&gt;Ed è proprio partendo da tali considerazioni che nel terzo capitolo Chesnais introduce la nozione di «debito illegittimo»: «quello contratto contro gli interessi dei cittadini di uno Stato e in piena conoscenza di causa su chi siano i creditori». La questione, già posta nel 1927 dal giurista russo Alexander Sack, a proposito dei debiti pubblici delle dittature per finalità militari, acquista oggi attualità di fronte alle imposizioni della dittatura finanziaria. L'attività speculativa di oggi, volta a favorire la creazione di plusvalenze sui titoli derivati, ha creato un circolo vizioso tale da appesantire i bilanci pubblici e consentire elevati guadagni per le società finanziarie che controllano tali mercati. Ma non si tratta solo di questo. Chesnais ricorda come, nel caso greco, il debito pubblico sia aumentato in seguito ai crescenti acquisti di armi. I dati pubblicati nel rapporto 2010 del Sipri di Stoccolma dimostrano che «la Grecia è stata uno dei cinque maggiori importatori di armi in Europa tra il 2005-2009». L'acquisto di aerei da combattimento americani e francesi nonché di equipaggiamenti militari dalla Germania rappresenta il 38% del volume delle sue importazioni. Si è verificata così una combinazione (non nuova) tra indebitamento contratto con le banche (non a caso prevalentemente francesi e tedesche) e indebitamento con fondi di investimento originari degli stessi paesi delle industrie militari venditrici. Un caso manuale di «debito illegittimo». La situazione greca non è poi così dissimile da quelli dell'Italia, dove il ministro della difesa ha recentemente approvato l'acquisto di F-35 per un valore di 15 miliardi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle ceneri del welfare state&lt;br /&gt;La proposta di Chesnais è quella di lanciare un audit sui debiti pubblici europei soggetti alla pressione speculativa. L'audit è quell'attività atta a determinare, tramite indagine, l'adeguatezza e l'aderenza dei procedimenti di spesa e di finanziamento che hanno caratterizzato l'aumento dei debiti sovrani negli ultimi anni, al fine di individuarne la quota illegittima che ha alimentato la stessa spirale debitoria. Inoltre, mette in luce l'iniquità del sistema fiscale, sempre più caratterizzato da elementi di regressività nell'imposizione. La costante riduzione delle aliquote sulle fasce di reddito più alto (dal 62% all'attuale 43% in Italia), insieme all'incremento delle imposte indirette sul consumo (oggi arrivate al 23%), hanno favorito il processo di smantellamento del welfare state e aumentato l'indebitamento delle famiglie.&lt;br /&gt;L'audit sul debito pubblico diventa così lo strumento principale per supportare, a livello nazionale e a livello europeo, la richiesta di congelamento e di ristrutturazione del debito, in linea con alcune proposte già esistenti in materia. La richiesta di congelamento unilaterale di parte dei titoli di stato (di fatto un default controllato) non implica il non pagamento completo del debito ma la rinegoziazione delle condizioni della sua parziale restituzione, unitamente all'introduzione di vincoli alla loro libera circolazione, con il fine di sottrarne una parte all'attività speculativa (&lt;a href="http://uninomade.org/prove-conclamate-di-dittatura-finanziaria/"&gt;http://uninomade.org/prove-conclamate-di-dittatura-finanziaria/&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, la denuncia del debito illegittimo e interventi ad hoc sui mercati dei capitali vanno di pari passo. E, come sottolinea Chesnais, «una tale campagna non può essere condotta "per delega". Il popolo greco non può portarla avanti da solo per conto di altri cittadini d'Europa». Nonostante lo scetticismo di Chesnais sull'euro, è l'Europa, e non gli stati-nazioni oramai in disarmo, a rappresentare il terreno di battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un orizzonte sovranazionale per rompere la trappola del debito&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Christian Marazzi&lt;br /&gt;Le politiche di austerity tendono a occultare la natura violenta del rapporto tra capitale e lavoro&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza di François Chesnais è un saggio sulla «geometrica potenza» dei mercati finanziari, un manuale prezioso, rigoroso e molto documentato, per i movimenti di resistenza contro gli effetti devastanti della finanziarizzazione che da trent'anni domina il pianeta, distruggendo l'esistenza di milioni di persone, l'ambiente e la democrazia. L'analisi storica del capitalismo finanziario, dalla crisi del modello fordista e del sistema monetario di Bretton Woods fino alla crisi dei debiti pubblici e della sovranità politica di oggi, ha al suo centro la divaricazione tra profitti e condizioni di vita, di reddito e di occupazione, che da tempo è all'origine della produzione di rendite finanziarie, del «divenire rendita dei profitti», quel processo che dalla crisi dei subprime del 2007 alla crisi dell'euro di oggi sta svelando la fragilità del sistema bancario mondiale e la ricerca disperata di misure politiche, istituzionali e soprattutto sociali volte a a salvare il potere dei mercati finanziari. Una crisi la cui funzione è esplicitata in un documento del Fmi del 2010: «le pressioni dei mercati potrebbero riuscire lì dove altri approcci hanno falllito», una vera e propria strategia da shock economy, come Naomi Klein ci ha ben spiegato.&lt;br /&gt;Ma il libro di Chenais è anche un programma per la costruzione di un movimento sociale europeo, un movimento che deve porsi la questione della lotta contro i «debiti illegittimi», odiosa conseguenza delle politiche di sgravi fiscali degli ultimi vent'anni, dei piani di salvataggio del sistema bancario e della speculazione finanziaria sui debiti pubblici che sta aggravando pesantemente il servizio sui debiti, ossia gli interessi che gli stati devono pagare sui buoni del tesoro. Il «governo attraverso il debito», dove il debito è il riflesso speculare della polarizzazione della ricchezza e delle misure per ammortizzare il crollo bancario e finanziario, non è accettabile e va rifiutato: onorarlo significa rinunciare ai diritti sociali, schiacciare i redditi e lacerare quel che resta dei beni comuni e delle spese collettive indispensabili per tenere assieme la società. Come ha scritto Cédric Durant, riassumendo la proposta di Chesnais, «ciò significa interrompere i rimborsi - una moratoria - e stabilire chiaramente chi sono i creditori - attraverso un audit - al fine di stabilire la parte di debito che può essere rimborsata e quella che deve essere annullata».&lt;br /&gt;È quanto propone il Comitato greco contro il debito, il primo paese in cui sia stato creato un comitato nazionale che ha consentito la creazione di comitati locali: «Il primo obiettivo di un audit è quello di chiarire il passato. Cosa ne è stato del denaro di quel prestito? A quali condizioni si è concordato quel prestito? Quanti interessi sono stati pagati, a quale tasso, quale quota di capitale è stata rimborsata? Come si è gonfiato il debito senza che questo andasse a vantaggio dei cittadini?». Imponendo di aprire e di verificare i titolari del debito pubblico, il movimento per l'audit civile osa l'impensabile: avanza nella zona rossa, nel sancta sanctorum del sistema capitalistico, lì dove, per definizione, non è tollerato alcun intruso.&lt;br /&gt;A modo suo, ma coerentemente con il principio di trasparenza e di sovranità popolare che sta alla base dello Stato-nazione, Papandreu ci ha provato con la proposta di referendum popolare sulle misure d'austerità imposte dalla Unione europea. Ma la sua idea è durata lo spirare di un giorno, e se ci fosse riuscito è realistico pensare che ci sarebbe stato un colpo di Stato. Il che ci costringe a porre la questione, centrale nella lotta contro la schiavitù del debito, di quale sia il terreno sul quale mobilitarsi. L'idea della moratoria, dell'audit, del diritto all'insolvenza è sacrosanta, ma dove partire?&lt;br /&gt;Nella configurazione odierna del capitalismo finanziario, in particolare nell'Europa dell'euro dominata dai mercati finanziari e da una Banca centrale che ad essi ha delegato la monetizzazione dei debiti pubblici, il diritto all'insolvenza va declinato in modo tale da evitare qualsiasi forma di «sovranismo», di affermazione del primato dello Stato nazionale a fronte della dittatura dei mercati finanziari. E questo per una ragione tanto semplice quanto stringente: la rivendicazione dell'insolvenza su scala nazionale creerebbe una situazione di autarchia economica, di totale chiusura verso il resto del mondo, di non accessibilità alle fonti di finanziamento ma, soprattutto, di impossibilità di generalizzare la mobilitazione sociale al resto dell'Europa. Non è solo una questione pratica, per così dire. Si tratta di capire che la logica della finanziarizzazione, come d'altronde emerge dal libro di Chesnais, la logica del «governo attraverso il debito» ha la sua origine nel rapporto fondamentale tra capitale e lavoro, tra plusvalore e lavoro necessario. Il capitalismo fnanziario ha globalizzato l'imperialismo, il suo modus operandi attraverso la «trappola del debito», dell'indebitamento pubblico e privato, per realizzare-vendere il plusvalore estratto dal lavoro vivo. Il debito, nello schema imperiale, è la faccia monetaria del plusvalore, dello sfruttamento universale della forza-lavoro, ed è una trappola perché impedisce al lavoro vivo di affrancarsi dallo sfruttamento, di autonoimizzarsi dal rapporto di dipendenza e di schiavitù che è proprio del debito.&lt;br /&gt;La lotta contro il debito, il diritto all'insolvenza, deve partire dalla mobilitazione del lavoro vivo contro la natura debitoria del plusvalore, quella stessa che si esercita su scala nazionale nel rapporto diretto tra capitale e lavoro e che oggi vede gli Stati come articolazioni locali di un capitalismo finanziario globale.&lt;br /&gt;Partire da questo livello, dal lavoro vivo contro il capitale, significa ad esempio organizzare gli studenti e le loro famiglie indebitate per affermare il diritto allo studio e alla sua libertà. Significa cioè soggettivare il diritto all'insolvenza, sottraendolo alla trappola del debito come dispositivo di esercizio di un potere globale contro il quale concretamente mobilitarsi indicando soggetti e forme di lotta. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-5378314184650075452?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/5378314184650075452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/lotte-di-classe-nel-default.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/5378314184650075452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/5378314184650075452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/lotte-di-classe-nel-default.html' title='Lotte di classe nel default'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-3550002059711469806</id><published>2011-12-15T07:48:00.000-08:00</published><updated>2011-12-15T07:50:01.675-08:00</updated><title type='text'>Il mago dell’Esselunga e il laboratorio della produzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Marco Rovelli&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quando vai a fare la spesa all’Esselunga ti danno un film in regalo. Grazie, dici. Poi, se hai la sventura di guardarlo, ritiri il ringraziamento. E’ un penoso lungo spot, girato da Giuseppe Tornatore, che vorrebbe mettere in scena la meraviglia di un ragazzino nel supermercato, la sua scoperta di mirabolanti mondi dietro le merci. Lo spettacolo della merce, insomma, celebrato tra gli scaffali di padron Caprotti. Allora non ti resta che andare agli scaffali della tua libreria, tirar giù un Marx d’annata, e accettare il suo invito a seguire il possessore di denaro e di forza-lavoro nel “segreto laboratorio della produzione”, dove si vedrà “non solo come produce il capitale, ma anche come lo si produce”. E arrivi a Pioltello. Ai capannoni dei magazzini dell’Esselunga. Dove scopri chi quelle merci le smista, tutto il giorno. Sono tutti immigrati, delle più varie nazionalità, dal Sudamerica all’Asia, dall’Africa all’Europa dell’est.&lt;a name="more-41034"&gt;&lt;/a&gt; E smistare le merci significa caricarle sui camion, in fretta, sempre più in fretta, senza respiro: 240 colli – ciascuno dei quali può essere di 25 chili – in un’ora. E poi minacce, discriminazioni, un vero e proprio lavoro a chiamata, con i lavoratori scelti direttamente sul posto di lavoro, anche per doppi turni, invece per distribuire il carico. Un’organizzazione del lavoro scientificamente costruita per controllare la forza-lavoro in maniera ferrea. I primi delegati del S.I. Cobas sono stati licenziati con motivi pretestuosi. E dopo la lotta – una settimana di sciopero a oltranza, e poi un presidio permanente con picchettaggio, fino agli scontri con un manipolo di crumiri mandati dalla ditta – sono arrivate altre sospensioni dal lavoro.&lt;br /&gt;La piattaforma di rivendicazioni è del resto chiara e concisa: chiede, subito dopo il ritiro dei licenziamenti per i 22 lavoratori, il rispetto della “dignità degli operai”. Par d’essere tornati all’epoca dei padroni delle ferriere, nella Manchester ottocentesca, quando tocca rivendicare il diritto a non essere maltrattati, discriminati, minacciati da capi e capetti, di un paio dei quali viene perciò chiesto l’allontanamento. Oltre a questo, si chiede l’indennità sostitutiva mensa, il rispetto del contratto e della legge quanto ai tempi e carichi di lavoro.&lt;br /&gt;Ma da parte dell’Esselunga, si risponde solo col silenzio. La controparte diretta dei Cobas è infatti il consorzio Safra, che gestisce il lavoro nei capannoni per conto di Esselunga. Come sempre, sono le cooperative che fanno il lavoro sporco, nell’ormai classica esternalizzazione del lavoro che scarica sui gradini più bassi il rischio d’impresa. Le cooperative, che un tempo sono state concepite come possibilità di un lavoro differente, adesso sono spesso il veicolo migliore per lo sfruttamento di lavoratori ridotti in servitù. E’ a Safra dunque che Esselunga ha deciso di scaricare – così come la gestione del lavoro – anche le trattative con i lavoratori. L’azienda di Caprotti non ne vuol proprio sapere di questi lavoratori che si autoorganizzano. Del resto l’impressione è che Esselunga, in questa irremovibilità, sia l’avanguardia di tutta la rete della grande distribuzione che vuole fermare il contagio delle lotte, che sono riuscite in questi ultimi due anni a strappare condizioni migliori di lavoro in molti luoghi. I magazzini Bennet a Origgio e Turate, prima, con pieno adeguamento salariale e contributivo, e la sindacalizzazione finalmente riconosciuta. Poi Brembio, in provincia di Lodi, e Cerro al Lambro, in provincia di Milano. Infine la Tnt di Piacenza, dove è nata la prima sede del S.I. Cobas gestita totalmente da immigrati, e la Sda di Carpiano. Sabato scorso c’è stato un corteo di più di mille persone, con la presenza dei lavoratori delle altre cooperative che lavorano per Esselunga ma anche di delegazioni di altre fabbriche in lotta, come la Jabil, dove trecento lavoratori rischiano la disoccupazione. Una bella manifestazione di solidarietà operaia. “La migliore delle risposte possibili” hanno detto i 22 licenziati. Ma la lotta continua. Venerdì prossimo ci sarà un altro sciopero, in una fase molto importante della trattativa. Alle 21, davanti ai cancelli dell’Esselunga di Pioltello.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Manifesto, 15/12/2011&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-3550002059711469806?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/3550002059711469806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/il-mago-dellesselunga-e-il-laboratorio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3550002059711469806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/3550002059711469806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/il-mago-dellesselunga-e-il-laboratorio.html' title='Il mago dell’Esselunga e il laboratorio della produzione'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-1204405763352897925</id><published>2011-12-14T05:23:00.001-08:00</published><updated>2011-12-15T01:07:48.814-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antirazzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='migrazioni'/><title type='text'>Pogrom a Torino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Marco Revelli, da il manifesto&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pogrom"&gt;pogrom&lt;/a&gt;. Diciamola la parola, per terribile che possa apparire. &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/12/11/bruciato-un-campo-rom-a-torino/"&gt;Quello di Torino&lt;/a&gt; è stato un pogrom in senso proprio, come quelli che avvenivano nella Russia ottocentesca. O nella Germania degli anni Trenta. Di quei riti crudeli ha tutti gli elementi, a cominciare dall'uso distruttivo del fuoco, per liberare la comunità dall'intruso considerato infetto (per "purificarla", si dice). E poi l'occasione scatenante, trovata in un presunto - e falso - atto di violenza su una vittima per sua natura innocente (può essere il neonato "rubato", come qualche anno fa a Ponticelli o, appunto, la "vergine" violentata). E lo stato di folla che s'inebria della propria furia vendicatrice, convinta di compiere un "atto di giustizia".&lt;br /&gt;Ora, che il mostro si sia materializzato, in questo dicembre del 2011, a Torino dovrebbe farci riflettere. Qui, nella ex "capitale operaia". Nella città delle lotte del lavoro, dove è nata la nostra democrazia industriale. Né serve ripetere la stanca litania che Torino è un esempio di "integrazione e di accoglienza". Che la maggioranza la pensa diversamente dalle poche decine di invasati che a colpi di fiaccola e di accendino ha tentato una strage. Non è così.&lt;br /&gt;Se una ragazzina spaventata e (per questo) bugiarda ha evocato i "due zingari" per accreditare una violenza mai avvenuta, è perché ha pensato che quell'immagine rendesse credibile - in famiglia e nel quartiere - un racconto altrimenti improbabile. Se centinaia di persone sono scese in piazza in una fredda serata d'inverno per manifestare, non è purtroppo perché si trattava di una violenza sessuale (quante sono passate ignorate in questi anni!), ma perché i suoi presunti (e falsi) autori erano di un'etnia odiata a priori. Se le decine di incendiari hanno potuto agire sotto lo sguardo compiacente degli altri abitanti del quartiere, è perché mettevano in scena un comportamento condiviso.&lt;br /&gt;La verità è che la "città dell'accoglienza" è oggi priva di anticorpi contro i nuovi mostri che emergono dalle sue viscere provate dalla crisi. Politica e informazione ne sono responsabili. Da anni ogni discussione in Consiglio comunale sui "campi nomadi" si apre e si chiude sempre e solo su un unico tema, gli sgomberi.&lt;br /&gt;E il quotidiano cittadino La Stampa ha dato notizia del fatto, poco prima che la sedicenne confessasse, sotto l'indecente titolo a quattro colonne: &lt;a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/433907/"&gt;Mette in fuga i due rom che violentano la sorella&lt;/a&gt;. Perché i giovani balordi delle Vallette dovrebbero essere migliori dei loro amministratori e giornalisti? Perché gli abitanti sbrindellati, spaesati e logorati dai debiti e dalla disoccupazione, di questo che era, fino a tre decenni fa, il quartiere dormitorio dov'era stokkata la forza-lavoro di Mirafiori e del Lingotto, e dove ora si accumulano i detriti di una composizione sociale in disfacimento, dovrebbero essere più consapevoli, e "politicamente corretti", delle loro élites?&lt;br /&gt;Torino, da anni, si compiace della bellezza ritrovata del proprio centro, brillante e patinato. Del fascino delle proprie piazze-vetrine e delle dimore sabaude restaurate. Oggi scopriamo che quel centro geometrico e luccicante è un po' come il volto intatto ed eternamente giovane di Dorian Gray - l'inquietante personaggio di Oscar Wilde -, mentre il suo ritratto, invecchiato e sfregiato, lo si può scorgere qua, nel quartiere di periferia dove si è scaricata tutta la carica di degrado e di bruttura accumulata in questi anni: lo sfarinamento della sua industria, l'erosione dei diritti sociali, l'impoverimento e la precarizzazione del lavoro, la crisi della socialità e della solidarietà. Tra il vuoto di diritti e di potere che si è aperto a Mirafiori, e questo pieno di rancore e di passioni funeste che si è condensato nel suo antico dormitorio, corre il filo nero di un'infausta profezia.&lt;br /&gt;Auguriamoci che Torino non sia, ancora una volta, "laboratorio". Che non anticipi i segni di un'involuzione antropologica mortale. Il lungo piano inclinato della crisi, via via più ripido, lascia intravvedere inediti scenari weimariani, minacce fino a ieri impensabili. Il conflitto sociale, rimosso ed esorcizzato al vertice, rischia di ricomparire al fondo della piramide sociale, con il volto sfregiato della "folla criminale", del linciaggio e della ricerca feroce del capro espiatorio. Se la caduta dovesse accelerare, e la situazione precipitare, allora, con molta probabilità, il pogrom di Torino non resterebbe un fatto isolato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-1204405763352897925?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/1204405763352897925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/pogrom-torino_14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1204405763352897925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/1204405763352897925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/pogrom-torino_14.html' title='Pogrom a Torino'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-5417063571094940614</id><published>2011-12-12T05:15:00.000-08:00</published><updated>2011-12-12T05:16:05.805-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Questi i link del vecchio blog:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="** Chi siamo **" href="http://larosabianca.splinder.com/post/22790211/scambiamoci-informazioni-maggio-2010" target="_blank"&gt;** Chi siamo **&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Dove siamo" href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;amp;hl=it&amp;amp;geocode=&amp;amp;q=via+garofani+21,+rozzano&amp;amp;sll=41.442726,12.392578&amp;amp;sspn=15.209098,28.125&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=45.386301,9.160479&amp;amp;spn=0.003481,0.010943&amp;amp;t=h&amp;amp;z=17" target="_blank"&gt;** Dove siamo **&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Lo Statuto" href="http://files.splinder.com/5394b23cb843ba09804286a088edb96c.pdf" target="_blank"&gt;** Il nostro St ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Il quartiere Aler di Rozzano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quartiere_IACP_di_Rozzano" target="_blank"&gt;** Il quartiere ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="larosa.bianca@katamail.com" href="http://www.splinder.com/larosa.bianca@katamail.com" target="_blank"&gt;** larosa.bianc ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="** Per contattarci: 334 9526228 **" href="http://larosabianca.splinder.com/" target="_blank"&gt;** Per contatta ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Punto Servizi Immigrazione del 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href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paulo_Freire" target="_blank"&gt;§ Paulo Freire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Pier Paolo Pasolini" href="http://www.pasolini.net/" target="_blank"&gt;§ Pier Paolo Pa ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Roque Dalton" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Roque_Dalton" target="_blank"&gt;§ Roque Dalton&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Silvia Montefoschi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silvia_Montefoschi" target="_blank"&gt;§ Silvia Montef ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Simone Weil" href="http://www.filosofico.net/weil.htm" target="_blank"&gt;§ Simone Weil&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Teilhard de Chardin" href="http://www.teilhard.it/" target="_blank"&gt;§ Teilhard de C ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Blog Accion Ecologica" href="http://www.accionecologica.org/" target="_blank"&gt;Blog Accion Eco ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Afro italiani/e" href="http://afroitaliani.splinder.com/" target="_blank"&gt;Blog Afro-itali 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Rom Sinti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Blog Fortezza Europa" href="http://fortresseurope.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog Fortezza E ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Gruppo di lettura di Rozzano" href="http://gruppodiletturarozzano.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog Gdl di Rozzano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Blog Habeshia" href="http://habeshia.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog Habeshia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Blog il Ghetto dei lettori" href="http://ghettodeilettori.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog il Ghetto ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Inmigracion una oportunidad" href="http://inmigracionunaoportunidad.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog Inmigracio ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Blog Istituto Calvino" href="http://www.istitutocalvino.it/blog/" target="_blank"&gt;Blog Istituto C ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Itaca Corsico" href="http://itacacorsico.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Blog Itaca 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href="http://www.gasmilano.org/" target="_blank"&gt;InterGas Milano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="International Migration Institute" href="http://www.imi.ox.ac.uk/" target="_blank"&gt;International M ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Ismu" href="http://www.ismu.org/" target="_blank"&gt;Ismu&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Koinonia" href="http://servicioskoinonia.org/" target="_blank"&gt;Koinonia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Associazione Le radici e le ali" href="http://leradicieleali.wordpress.com/" target="_blank"&gt;Le radici e le ali&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Migranti Torino" href="http://www.migrantitorino.it/" target="_blank"&gt;Migranti Torino&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Movimento Nonviolento" href="http://nonviolenti.org/" target="_blank"&gt;Movimento Nonvi ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Associazione Mwinda" href="http://www.mwinda.it/" target="_blank"&gt;Mwinda&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="NAGA" href="http://www.naga.it/" target="_blank"&gt;NAGA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Nazione Indiana" href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank"&gt;Nazione Indiana&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="No fortress Europe" href="http://www.no-fortezza-europa.eu/showPage.jsp" target="_blank"&gt;No fortress Europe&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Onlus Asinitas" href="http://www.asinitas.org/home.html" target="_blank"&gt;Onlus Asinitas&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Peacelink migranti" href="http://www.peacelink.it/migranti/i/172.html" target="_blank"&gt;Peacelink migranti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Peacereporter" href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank"&gt;Peacereporter&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Progetto Melting Pot" href="http://www.meltingpot.org/" target="_blank"&gt;Progetto Meltin ...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Radio Hinterland" href="http://www.radiohinterland.com/" target="_blank"&gt;Radio Hinterland&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Radio Popolare" 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impossibile del salvataggio dell'euro, la frana della de-europeizzazione, il cataclisma geopolitico che ne può derivare. Ma con l'austerità non si esce dalla crisi, si produce recessione e depressione. Intervista a Christian Marazzi sulla penitenza dopo l'abbuffata neoliberale e sull'antidoto del comune.&lt;br /&gt;Economista, docente alla Scuola universitaria della Svizzera italiana e, in passato, a Padova, New York e Ginevra, militante e intellettuale di riferimento dei movimenti della sinistra radicale, Christian Marazzi è uno degli analisti più lucidi della crisi economico-finanziaria in corso. Fra i primi a diagnosticarne il carattere storico e l'impatto globale, già nel 2009, quando la crisi impazzava negli Usa, aveva previsto l'inevitabile coinvolgimento dell'eurozona. Fine analista della finanziarizzazione come modus operandi del biocapitalismo postfordista, non crede nella possibilità di uscire dalla crisi o di contenerne le contraddizioni attraverso le politiche del rigore. Partiamo dal salvataggio dell'euro per ragionare di quello che ci attende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'andamento della crisi ha dato ragione alle tue analisi. Nel giro di due anni l'epicentro si è spostato dagli Stati uniti all'Europa, e nel giro di poche settimane siamo passati dal rischio di default di alcuni paesi, Italia compresa, al rischio del crollo dell'intera eurozona, che equivale al crollo dell'Unione per come è stata fin qui (malamente) realizzata. Secondo te come può evolvere la situazione? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli indizi della cronaca sono eloquenti. In Europa cresce l'astio nei confronti della Germania e della rigidità di Angela Merkel, che non dà segni di cedimento sulle due proposte che ormai tutti considerano indispensabili per evitare il cataclisma di Eurolandia: la monetizzazione dei debiti sovrani da parte della Bce, e l'emissione di eurobond per ridurre il peso dei tassi d'interesse sui buoni del tesoro dei paesi più esposti alla speculazione dei mercati finanziari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anche tu le consideri indispensabili?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Sono due misure condivisibili, ma purtroppo fuori tempo massimo: la crisi ha subito nelle ultime settimane una tale accelerazione da renderle inapplicabili. La trasformazione della Bce in una vera banca centrale sul tipo della Federal Reserve - che possa fungere da prestatore di ultima istanza per acquistare i buoni del tesoro dei paesi-membri indebitati, strappando ai mercati il potere di decidere come e quando intervenire - è un'idea sacrosanta, ma ormai irrealizzabile a fronte della fuga di capitali dall'eurozona che è già in corso, come dimostrano l'andamento dell'ultima asta di bond tedeschi e le 1500 tonnellate di oro che pare siano entrate in Svizzera ultimamente. Arrivati a questo punto, la monetizzazione dei debiti da parte della Bce non farebbe che alimentare questa fuga e accelerare il collasso dell'euro: non a caso, almeno fino a oggi, anche Draghi si oppone a questa soluzione. Lo stesso vale per l'istituzione degli eurobond, obbligazioni emesse e garantite dall'insieme dei paesi-membri per "mutualizzare" o socializzare i vari debiti sovrani: anche questa è una misura sensata, ma non ha alcuna possibilità di essere attuata, perché i paesi forti, come la Francia, l'Olanda, la Finlandia, l'Austria e la Germania si vedrebbero aumentare i tassi d'interesse in un periodo in cui le imprese stanno già subendo aumenti proibitivi del costo del denaro per il rarefarsi della liquidità in circolazione. In ogni caso, anche se al vertice di giovedì a Bruxelles si trovasse un accordo parziale, i vincoli d'austerità imposti ai paesi indebitati sarebbero tali da vanificare qualsiasi salvataggio dell'euro. E' solo questione di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dunque in prospettiva tu vedi un tracollo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che la crisi della moneta unica costruita secondo i precetti monetaristi e neo-liberali è arrivata alla stretta finale. E a me pare del tutto verosimile che la rigidità di Merkel sia una mossa tattica per rendere inevitabile l'uscita della Germania dall'euro e il ritorno al marco. Circola già la data, fra Natale e l'Epifania, mentre tutti saremo in altre faccende affaccendati; come l'inconvertibilità del dollaro, che fu decisa a Ferragosto. E circolano già, qua in Svizzera, leggende metropolitane su due stamperie che starebbero sfornando marchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se davvero andasse così, che tipo di scenario si aprirebbe?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nascerebbe una zona monetaria forte, con dentro la Germania, l'Olanda, la Finlandia, l'Austria, con agganciati il franco svizzero e la corona svedese. L'euro, fortemente svalutato e con l'effetto inflazionistico conseguente, resterebbe la moneta dei paesi deboli, che in compenso avrebbero la possibilità di ridurre il loro debito. L'incognita di questa ipotesi è la Francia. Per i paesi più tartassati dai mercati, sul piano economico non sarebbe un cataclisma. Ma il vero cataclisma sarebbe geopolitico. Di fatto, questa spaccatura monetaria darebbe il via a un processo di de-europeizzazione, con un asse fra la Germania, la Cina, la Russia e il Brasile, e un altro fra la Francia e gli Stati uniti. Non è uno scenario fantascientifico, le grandi agenzie finanziarie internazionali ci stanno già lavorando. Quello che nessuno dice però è che può essere l'inizio di una nuova guerra fredda, con la Cina, la Russia e la Turchia coordinate per schermare l'Iran dalle minacce israeliane. E' inquietante che di questo non si parli: il rischio Iran è esplosivo. Ed è inquietante pure che ormai si parli solo della crisi europea, rimuovendo la situazione degli Stati uniti, dove nel frattempo la crisi dei subprime continua, i poveri sono diventati 46 milioni, la disoccupazione è al 15%, Obama non riesce a battere chiodo e per la sua rielezione può sperare solo nella litigiosità dei Repubblicani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ci sono differenze, e quali, fra l'andamento della crisi negli Usa e in Europa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sul piano economico nessuna: l'Europa dei debiti sovrani è l'equivalente del mercato statunitense dei subprime, solo che al posto dei singoli individui indebitati ci sono gli stati indebitati. Ma una differenza c'è, a tutto svantaggio dell'Europa, ed è politica, anzi istituzionale e costituzionale: in Europa non c'è Costituzione, e non c'è una banca centrale. C'è la Bce che delega la monetizzazione dei debiti ai mercati, emettendo liquidità su richiesta di quelle stesse banche che hanno contribuito a creare debito pubblico e ora ci speculano sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In questo quadro macroregionale e globale, che ruolo e che senso hanno le politiche nazionali del rigore?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In Italia sono state create molte aspettative sul passaggio del governo da Berlusconi a Monti e alla sua squadra di "tecnici", come se ne dipendesse non solo un recupero di credibilità, ma anche un effettivo potere di intervento sulle dinamiche dei mercati. Ma quanta efficacia possono avere i cosiddetti sacrifici sulla crisi del debito sovrano, e relative speculazioni? &lt;br /&gt;Non è così che si esce dalla crisi, e infatti non ne usciremo: l'orizzonte dei prossimi anni è la recessione. Le politiche di austerità hanno un effetto deflazionistico di compressione della domanda interna, né a questo si può sperare di supplire con le esportazioni. Ma le politiche di austerità sono le uniche contemplate dalla dottrina neo-liberale, che in Europa e in tutto l'Occidente è tutt'ora imperante ed è dura a morire. Dunque restano e resteranno in piedi all'insegna dell'emergenza, o, per usare il termine di Naomi Klein, della shock economy, perché consentono di fare quello che in una situazione normale non si può fare: compressione dei salari, riduzione dell'impiego pubblico, depotenziamento dei sindacati; la famosa macelleria sociale. E' la logica della governance della crisi: una regolazione tecnica e tecnocratica dei rapporti sociali nello stato d'emergenza. Ha detto bene il vicepremier cinese in un'intervista al Financial Times: quello che ci aspetta è un nuovo Medio Evo finanziario e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con quali caratteristiche politiche, e antropologico-politiche? Tu non parli mai solo di economia...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Alcuni processi sono ormai evidenti. Il primo è la precarizzazione della Costituzione. Il secondo - l'hai scritto pure tu a proposito del ''passaggio Monti'' - è l'azzeramento dell'autonomia del politico sotto lo stato d'eccezione. Il terzo è il passaggio dal Welfare State al Debtfare State: uno Stato in cui il sociale si rappresenta, e viene rappresentato, nella forma del debito, e si disciplina, e viene disciplinato, nel segno del debito. Anzi, del debito e della colpa, secondo il doppio significato della parola tedesca schuld: tema nietzschiano, che oggi torna al centro del bel libro di Maurizio Lazzarato, La fabrique de l'homme endetté. Il debito come dispositivo antropologico di autodisciplinamento dell'uomo neo-liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E' chiarissimo da quello che sta accadendo in Italia, dove in un attimo siamo passati dall'etica del godimento del ventennio berlusconiano all'etica penitenziale del governo Monti. Ma quanto pensi che possa reggere, questo dispositivo?&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Il soggetto neo-liberale descritto da Foucault, l'imprenditore di se stesso che si nutriva di consumo indebitandosi, ora può nutrirsi del senso di colpa per i debiti contratti? Si tratta di uno sviluppo o di una crisi dell'etica neo-liberale?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per ora, io ci vedo un inveramento: il neo-liberalismo si invera nella sua essenza di fabbrica dell'uomo indebitato. L'imprenditore di se stesso produce il suo debito che ora lo disciplina attraverso un dispositivo di colpevolizzazione. Del resto, qui c'è anche un inveramento, o uno svelamento, dell'essenza del denaro: il denaro è debito, la finanziarizzazione del capitale ci ha trasformati tutti in soggetti debitori, e il valore viene prodotto in negativo, da una macchina depressiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Però c'è chi si indigna, non ci sta, si ribella. Per fortuna. Che pensi degli Indignados e di OWS?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per restare nella scia di Foucault, lui degli Indignados avrebbe detto che si tratta di un movimento parresiastico: un movimento di persone che dicono la verità. Denunciare l'ipocrisia dei mercati, svelare che i debiti sono tutti "odiosi", illegittimi, frutto di rendita e di espropri, e dichiarare che questa crisi l'hanno prodotta le banche e non possiamo pagarla noi, significa affermare la verità del punto di vista del popolo su quella dei mercati. E poi, il movimento di Madrid ha funzionato come uno spazio di democrazia assoluta, come una grande assemblea costituente del comune basata sullo stare insieme nello spazio pubblico: una sorta di ribaltamento dell'etica della paura hobbesiana, in cui mi pare molto visibile l'impronta femminile delle pratica delle relazioni e di un'economia della cura che diventa ecologia politica. La crescita del movimento su scala europea è l'unico antidoto al processo di de-europeizzazione che dicevamo all'inizio. Ma la spinta costituente deve darsi anche delle forme di autodeterminazione locale concreta. Per spezzare il dispositivo cardinale del post-fordismo, lo sfruttamento di saperi, conoscenza e relazioni, non c'è altro modo che ribaltarlo in produzione del comune, tanto più ora che le politiche di austerità comporteranno la privatizzazione ulteriore, la vendita e la svendita dei beni comuni, dall'acqua al patrimonio culturale; ma produrre il comune significa organizzarsi a livello locale, attrezzarsi a gestire nei quartieri l'acqua, l'elettricità, i mezzi di trasporto, le banche stesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Loretta Napoleoni, che incontri oggi alla Libreria delle donne di Milano, in un libro di due anni fa sosteneva che la funzione sociale delle banche vive ormai solo nella finanza islamica, e che è da lì che dovremmo riscoprirla: la finanza islamica non specula.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E' vero, nel senso che dobbiamo reintrodurre la solidarietà al livello giusto, all'altezza delle contraddizioni prodotte dalla crisi. E la ri-socializzazione del debito e della funzione originaria delle banche è una strada per piegare a nostro vantaggio la finanziarizzazione del capitale, lottando sul suo terreno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma la finanziarizzazione si può interrompere, o invertire? Tu ci hai spiegato molto bene che l'economia finanziaria non è più separabile dall'economia reale e si basa sul coinvolgimento attivo di comportamenti e forme di vita della gente comune: il consumatore che usa la carta di credito per fare la spesa, il salariato alle prese con i fondi pensione, i ceti medi strozzati dai mutui per la casa, i poveri che si indebitano fornendo come unica garanzia la loro 'nuda vita'. Se è così, è possibile de-finanziarizzare, almeno in parte, il sistema, o si tratta solo di bonificarlo dai soprusi delle banche? E se produzione e consumo sono così intrecciati al debito, è possibile evitare un esito recessivo e depressivo della crisi?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;La de-finanziarizzazione la sta approntando il capitalismo stesso nella forma recessiva della riduzione del debito di cui abbiamo parlato poco fa, che deprime la domanda e i consumi, e della disciplina della colpa, che deprime le esistenze. Noi dobbiamo lavorare invece per riconvertire la rendita privata in rendita sociale: per la socializzazione del debito, per il rilancio per questa via della domanda e dei consumi di beni socialmente utili, per la riappropriazione dello spazio pubblico, per la ricostruzione di socialità e di felicità collettiva. Il comune è questo e non c'è altro modo per uscire dalla spirale autolesionista della finanziarizzazione. Alcune parole d'ordine delle lotte di questi anni, dal reddito minimo garantito alla Tobin tax, vanno già in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E della parola d'ordine del diritto all'insolvenza che cosa pensi? Nei movimenti viene presentata come un diritto di resistenza alla finanziarizzazione della vita, molti economisti la ritengono una mossa demagogica, altri ci vedono una possibilità di ripristino della sovranità nazionale cancellata dalla tecnocrazia europea.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Penso che sia giusta se diventa una pratica soggettiva e contestuale, non se viene lasciata in mano agli Stati. Ti faccio un esempio: negli Stati uniti sta maturando da tempo una bolla delle borse di studio, che equivale più o meno alla metà del volume dei mutui subprime: in quel caso il diritto all'insolvenza va senz'altro esercitato dagli studenti e dalle loro famiglie per distinguere il debito illegittimo da quello legittimo. Ma non lo affiderei agli Stati, né alla loro velleità di ritrovare per questa via la sovranità nazionale perduta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/811668439295258323-4753290044511924156?l=collettivolarosabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/feeds/4753290044511924156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/stato-del-debito-etica-della-colpa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/4753290044511924156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/811668439295258323/posts/default/4753290044511924156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://collettivolarosabianca.blogspot.com/2011/12/stato-del-debito-etica-della-colpa.html' title='Stato del debito etica della colpa'/><author><name>anti cap</name><uri>https://profiles.google.com/115296389682035171763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-73ATcBxl95k/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/NOyIGcbezwY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-811668439295258323.post-4830721424717586202</id><published>2011-11-28T04:32:00.000-08:00</published><updated>2011-11-28T04:45:30.396-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dopo la scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intervento culturale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quello che facciamo'/><title type='text'>Riapre il Dopo La Scuola!</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hjWpYvb_DlE/TtOBUY0B24I/AAAAAAAAAL8/4tvIyi2Uzrg/s1600/Simbolo%2Bdls%2B2008.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; 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